Th1rteen R3asons Why (Brian Yorkey, 2017)

Voto: 5.

Una liceale americana si taglia le vene, e, come spesso succede, muore. Pochi giorni dopo, un suo compagno di classe riceve 7 audiocassette in cui la voce della morta spiega i 13 motivi per cui si è ammazzata. Impartisce inoltre istruzioni per far girare le cassette tra tutti i compagni per colpa dei quali ha preso questa drastica decisione.

Per quanto la faccenda della registrazione che gira tipo catena di Sant’Antonio sia un topos stravisto (e.g., The Ring) e straletto (e.g., Infinite Jest), i presupposti della storia sono perfetti per tirar su un bel film dell’orrore per adolescenti, in cui chiunque ascolta le cassette muore. E invece no. È un film educativo, con pochissimo splatter, nessuna possessione e abbondante noia, almeno fino alle ultime due puntate in cui si vede un po’ di sangue. Per il resto, partite di basket, ragazze pon-pon, armadietti nei corridoi, balli di classe e inadeguatezza adolescenziale. Se questo poteva destare interesse quando il nostro massimo obiettivo era vestire tute acetate dell’Arena, oggi non ce ne frega più nulla. 

Inoltre, la protagonista ha quel tipico atteggiamento irritante di chi vuole sentirsi speciale, e, in diversi casi, incolpa i compagni per cose irrilevanti, tipo perché le hanno detto che c’ha un bel culo. Tramite la voce della morta, il film vuole far riflettere sui differenti punti di vista emotivi che ogni persona ha sulla stessa vicenda, e ci raccomanda di stare attenti a quello che diciamo e facciamo, perché se pronunci una frase fuori posto, poi magari la gente si ammazza. Un messaggio discutibile, che enfatizza l’idea che ognuno di noi è speciale, quando basterebbe insegnare agli adolescenti a NON sentirsi speciali per fargli passare l’agitazione e la puzza di sudore. 

Th1rteen R3asons Why è una serie in linea con il neo-manierismo Netflixiano anni ’90 inaugurato con Stranger Things, da vedere se non siete già stanchi di tutto questo.

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