Toni Erdmann (Maren Ade, 2016)

Voto: 8 e mezzo.

Ines è una ragazza in carriera che di mestiere licenzia gli operai. Il padre è un fricchettone che si chiede come mai ha cresciuto una figlia capitalista e stinfia. Decide perciò di trasferirsi a casa sua per insegnarle i benefici dell’essere cazzoni.

Il film riflette sull’ironia carnevalesca come strumento per affrontare gli affanni dell’esistenza. Mascherarsi con denti finti e parrucche è la strategia che il padre adotta per rendere la vita più leggera, e che cerca di inculcare alla figlia. Quest’ultima, dopo svariati giorni di convivenza con il padre, decide di adottare l’approccio opposto. Nel momento del burnout, la giovane si “maschera” mettendo in mostra i seni e la vagina e i glutei — ignudandosi, quindi, ma sappiamo che i nostri lettori si eccitano quando leggono i nomi delle parti anatomiche.
La mascherata carnevalesca, che ribalta la realtà, viene a sua volta ribaltata con il nudismo. L’effetto non è un ritorno alla realtà originale, ma un nuovo equilibrio: nella scena di scioglimento, il padre, super-vestito da Yeti, abbraccia la figlia ignuda, e noi piangiamo come femminielli.

Un film nuvoloso — sembra sempre stia per piovere –, profondo ed ironico, da vedere per imparare che, quando la situazione si fa veramente pesante, possiamo sempre mostrare il pene.

 

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