Elle (Paul Verhoeven, 2016)

Voto: 7.

Una signora secca e anaffettiva viene stuprata da Diabolik. Lei non se la prende, e continua a fare la stronza per tutto il resto del film.

Il regista di Atto di Forza e Robocop decide di fare un film che parla di sessualità violenta stile La Pianista di Haneke. Per essere sicuro di non sbagliare, chiama anche l’attrice protagonista de La Pianista, Isabelle Huppert, e coinvolge altri attori. Il risultato è il film La Pianista, ma con più attori.

Isabelle Huppert — AKA: la Lilli Gruber francese, senza botox — tiene in piedi tutta la baracca, e, con la solita espressione da stronza, si lascia scivolare addosso una serie di vicende drammatiche ammucchiate un po’ a caso — la storia dello stupro; la storia del padre che ha ammazzato un intero quartiere; il fatto che il figlio partorito dalla nuora è nero, nonostante i genitori siano bianchi; e tanto (troppo) altro ancora. Benché il film non abbia né capo né coda, non possiamo non sentirci vicini ad Isabelle Huppert: a lei non gliene frega niente di quel che succede nel film, esattamente come a noi, e, ciononostante, rimane lì per due ore a guardare, esattamente come noi.

Un altro film francese, da vedere per raffinare il vostro cinismo indifferente e sperimentare nuove facce a culo, seguendo la lezione di una maestra indiscussa del genere.

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